Nel ritmo della vigna: l'autunno toscano secondo Carpineto

pubblicato 18-11-2025

Nel ritmo della vigna: l'autunno toscano secondo Carpineto

Nelle colline tra Greve in Chianti e Montepulciano, il mese di ottobre segna il passaggio dalla frenesia della vendemmia al ritmo contemplativo della vinificazione, quando gli ormai spogli filari si preparano al riposo vegetativo e nelle cantine il mosto inizia la sua metamorfosi. È il momento in cui il vignaiolo diventa il custode di un processo che richiede tempo, attenzione e rispetto per i cicli naturali.

Dopo la vendemmia: il riposo necessario

La vigna autunnale, svuotata dei grappoli, non è mai davvero immobile. Le foglie virano dal verde al giallo, poi al rosso, prima di cadere, un processo che la pianta deve completare senza fretta: attraverso le foglie ancora attaccate ai tralci, la vite accumula nelle radici le riserve energetiche necessarie per la primavera successiva. Interrompere questo ciclo significherebbe compromettere la vendemmia dell'anno seguente.

Nelle tenute Carpineto, questo momento è vissuto con particolare attenzione, con i  500 ettari - distribuiti tra le cinque proprietà toscane - che seguono dei protocolli di gestione sostenibile, del tutto rispettosi verso la fisiologia della pianta. Nessuna operazione invasiva, soltanto osservazione e piccoli interventi mirati, quali controllo dell'umidità del terreno, verifica dello stato sanitario dei filari e prime potature dei sarmenti. 

La filosofia è chiara: la qualità del vino si costruisce prima ancora che l'uva maturi, attraverso la salute complessiva del vigneto. Le pratiche a zero emissioni di carbonio adottate dall'azienda sono una dichiarazione d'amore verso l'ambiente,  oltre che necessità agronomica, perché un terreno equilibrato e ricco di biodiversità produrrà uve più sane e resistenti.

Il lavoro silenzioso della cantina
 

Mentre la vigna riposa, la cantina invece è all’opera. Ottobre e novembre sono i mesi della fermentazione, del controllo quotidiano delle temperature, dell'ascolto attento dei segnali che il mosto invia, dove le vasche ed i tini ci raccontano storie diverse, fatte di parcelle differenti, esposizioni particolari e microclimi specifici.

La vinificazione secondo Carpineto non ammette scorciatoie, per questo le fermentazioni malolattiche sono controllate e mai forzate. I lieviti indigeni, quelli naturalmente presenti sulle bucce delle uve e nell'ambiente della cantina, vengono privilegiati perché portano nel vino l'impronta del territorio. Sicuramente un processo più lungo e meno prevedibile, ma infinitamente più espressivo.

A metà autunno inizia anche il travaso dei vini delle annate precedenti: dalle botti grandi di rovere slavone alle barrique francesi, ogni passaggio è studiato per permettere al vino di evolvere senza perdere la propria identità. Questo è particolarmente vero per le Riserve, quei vini che richiederanno diversi anni prima di esser pronti per l'imbottigliamento.

La maturazione come filosofia

Il Vino Nobile di Montepulciano Riserva DOCG incarna l'essenza di questa filosofia del tempo. Nato dal Sangiovese Prugnolo Gentile coltivato sulle colline senesi, è un vino che trascorre due anni in botti di rovere slavone e francese, seguiti da un lungo affinamento in bottiglia. 

Il risultato è un vino dal colore rubino tendente al granato, con profumi eterei di viola e legno pregiato, una struttura vellutata e un finale persistente. 

Le bottiglie raccontano la pazienza di chi ha saputo aspettare, rispettando i tempi necessari perché tannini e aromi raggiungessero l'equilibrio perfetto. Non è un vino che si può forzare: la complessità si costruisce strato dopo strato, stagione dopo stagione, attraverso una maturazione che non può essere accelerata senza perdere qualità.

Il Farnito Cabernet Sauvignon IGT rappresenta invece la profondità autunnale attraverso una diversa espressione del tempo. 100% Cabernet Sauvignon proveniente dai vigneti di Gaville e dell'alta densità di Chianciano, questo vino matura in barriques di rovere dove sviluppa complessità e struttura. 

Il rosso rubino intenso con riflessi arancio rivela al naso sentori di frutti neri, liquirizia, vaniglia e spezie, mentre al palato è pieno, caldo, persistente, con tannini eleganti che testimoniano un affinamento curato nei minimi dettagli.

L'eredità di quattro generazioni
 

Dal 1967, anno di fondazione dell'azienda nel piccolo borgo di Dudda, le famiglie Sacchet e Zaccheo hanno costruito la propria reputazione su un principio semplice: il vino di qualità non può prescindere dal rispetto dei tempi naturali. Oggi, alla quarta generazione, con Caterina Sacchet come enologa, tale filosofia resta immutata.

L'autunno nelle tenute Carpineto è quindi molto più di una semplice stagione, quanto un momento di transizione che richiede presenza, competenza e umiltà, in cui si accetta il fatto che certi processi non possano essere controllati completamente, ma solo accompagnati con attenzione, e dove emerge una sola certezza: tra la vendemmia e il vino pronto per essere bevuto c'è un percorso lungo, fatto di gesti quotidiani, di scelte ponderate e soprattutto di tempo.

Quando finalmente una bottiglia di Vino Nobile Riserva verrà stappata, quel tempo diventerà esperienza sensoriale: ogni sorso porterà con sé i silenzi autunnali della vigna, il lavoro paziente della cantina, la saggezza di chi ha saputo aspettare. Perché il vino, in fondo, altro non è che la capacità di trasformare il tempo in sapore, la pazienza in piacere ed il rispetto della natura in emozione condivisa.